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🔥🔥🔥 Un minuto o due dopo spinse la porta della cucina e trovò Sirius e Piton seduti al lungo tavolo, che guardavano in cagnesco in direzioni opposte. Il silenzio tra loro era carico di reciproco disprezzo. Sul tavolo davanti a Sirius c’era una lettera aperta. 
  Harry tossì per annunciare la propria presenza. 
  Piton si girò verso di lui, il volto incorniciato dagli unti capelli neri. 
 «Siediti, Potter». 
 «Sai» disse Sirius a voce alta, dondolando sulle gambe posteriori della sedia e parlando al soffitto, «preferirei che non dessi ordini qui, Piton. È casa mia, capisci». 
  Uno sgradevole rossore fece avvampare il volto pallido di Piton. Harry sedette accanto a Sirius. 
 «Dovevo vederti da solo, Potter» cominciò Piton, con la solita piega beffarda sulle labbra, «ma Black…» 
 «Sono il suo padrino» intervenne Sirius, a voce ancora più alta. 
 «Sono qui per ordine di Silente» proseguì Piton, la cui voce, per contrasto, si faceva sempre più bassa e stizzosa, «ma ti prego di restare, Black, so che ti piace sentirti… coinvolto». 
 «E questo che cosa vorrebbe dire?» sbottò Sirius, lasciando ricadere la sedia in avanti con uno schianto. 
 «Soltanto che sono certo che per te dev’essere… ah… frustrante, non poter fare nulla di utile…» Piton sottolineò delicatamente la parola «…per l’Ordine». 
  Fu il turno di Sirius di arrossire. Le labbra di Piton erano incurvate in un sorrisetto di trionfo quando si rivolse a Harry. 
 «Il Preside mi ha mandato a dirti, Potter, che desidera che tu studi Occlumanzia il prossimo trimestre». 
 «Che studi cosa?» chiese Harry. 
  Il ghigno di Piton si fece più pronunciato. 
 «Occlumanzia, Potter. La difesa magica della mente contro la penetrazione esterna. È una branca poco nota della magia, ma è assai utile». 
  Il cuore di Harry cominciò a battere all’impazzata. Difesa contro la penetrazione esterna? Ma lui non era stato posseduto, su quello erano tutti d’accordo…
🔥🔥🔥 Un minuto o due dopo spinse la porta della cucina e trovò Sirius e Piton seduti al lungo tavolo, che guardavano in cagnesco in direzioni opposte. Il silenzio tra loro era carico di reciproco disprezzo. Sul tavolo davanti a Sirius c’era una lettera aperta. Harry tossì per annunciare la propria presenza. Piton si girò verso di lui, il volto incorniciato dagli unti capelli neri. «Siediti, Potter». «Sai» disse Sirius a voce alta, dondolando sulle gambe posteriori della sedia e parlando al soffitto, «preferirei che non dessi ordini qui, Piton. È casa mia, capisci». Uno sgradevole rossore fece avvampare il volto pallido di Piton. Harry sedette accanto a Sirius. «Dovevo vederti da solo, Potter» cominciò Piton, con la solita piega beffarda sulle labbra, «ma Black…» «Sono il suo padrino» intervenne Sirius, a voce ancora più alta. «Sono qui per ordine di Silente» proseguì Piton, la cui voce, per contrasto, si faceva sempre più bassa e stizzosa, «ma ti prego di restare, Black, so che ti piace sentirti… coinvolto». «E questo che cosa vorrebbe dire?» sbottò Sirius, lasciando ricadere la sedia in avanti con uno schianto. «Soltanto che sono certo che per te dev’essere… ah… frustrante, non poter fare nulla di utile…» Piton sottolineò delicatamente la parola «…per l’Ordine». Fu il turno di Sirius di arrossire. Le labbra di Piton erano incurvate in un sorrisetto di trionfo quando si rivolse a Harry. «Il Preside mi ha mandato a dirti, Potter, che desidera che tu studi Occlumanzia il prossimo trimestre». «Che studi cosa?» chiese Harry. Il ghigno di Piton si fece più pronunciato. «Occlumanzia, Potter. La difesa magica della mente contro la penetrazione esterna. È una branca poco nota della magia, ma è assai utile». Il cuore di Harry cominciò a battere all’impazzata. Difesa contro la penetrazione esterna? Ma lui non era stato posseduto, su quello erano tutti d’accordo…